venerdì 26 novembre 2010

Giustizia, Bernardini: al congresso dell'Anm ci sono riforme di cui è vietato parlare



Roma, 26 novembre 2010



Dichiarazione di Rita Bernardini, deputata Radicale eletta nelle liste del PD, membro della Commissione giustizia.

"Da tempo noi Radicali manifestiamo le più profonde preoccupazioni per l’oblio in cui, dopo tanto discutere, è caduta la riforma organica della giustizia. Sul punto non possiamo far altro che ribadire la nostra posizione, ossia che tale riforma è indispensabile per uscire dalla crisi della giustizia, che è colpita da una caduta di qualità e dall’inefficienza. Nella sua relazione odierna il dott. Palamara ha parlato principalmente di cattivo funzionamento della giustizia e di mancanza di risorse, senza minimamente affrontare temi altrettanto importanti quali quelli rappresentati dalla separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante, dalla riforma del CSM, da una nuova disciplina dell’azione penale, dal drastico ridimensionamento dei magistrati che, “fuori ruolo”, operano nelle istituzione politiche con un potere esorbitante, dalla riforma dei codici e dalla razionalizzazione delle risorse; tutte questioni, checché ne dica l'ANM, che vanno seriamente e tempestivamente rimesse all’ordine del giorno per definire e deliberare un nuovo “sistema giustizia” che dia al Paese una giustizia giusta ed efficiente. Si tratta delle proposte contenute nella mozione sulla giustizia presentata dai deputati radicali all’inizio di questa legislatura, poi approvata dalla Camera dei Deputati nell’ormai lontano gennaio 2009. Da allora Governo e maggioranza si sono assunti la responsabilità politica di non aver tentato in alcun modo di trasformare i punti contenuti in quella mozione in concreti progetti di cambiamento. Il tempo degli annunci è quindi terminato, e poiché la riforma della giustizia va fatta non per ragioni “punitive” nei confronti della magistratura, ma perché il Paese ne ha urgente bisogno, noi radicali non possiamo far altro che confermare tutta la nostra determinazione a contribuire nel modo più consapevole a questa grande riforma, in un confronto costruttivo, ma non dispersivo né subalterno a chi, come il sindacato delle toghe, ancora pervicacemente vi si oppone. Occorre una volta per tutte che il Governo rompa gli indugi avviando la fase delle riforme concrete e che su questi temi il PD si apra finalmente ad un confronto senza posizioni pregiudiziali. L’auspicio è che la politica torni ad affermare il proprio ruolo e il proprio dovere nel rinnovamento di una fondamentale realtà istituzionale e sociale del nostro Paese".

Se le carceri diventano “parcheggi”

Articolo di Dimitri Buffa pubblicato su L'Opinione delle Libertà, il 24/11/10
In Italia poco meno di 200 mila persone l’anno entrano ed escono di galera come si fa con le "sliding doors" di un hotel, sia pure di infima categoria. Entrano per la convalida del fermo, periodi da due giorni a una settimana, e poi il gip li rimette in libertà. Di solito per possesso di quantità non enormi di droga, furti, scippi, piccole truffe e così via. Il povero Stefano Cucchi era uno di loro, tanto per fare un esempio. Eppure con questo andazzo contribuiscono per un buon 15% all’intasamento delle carceri. Costano quasi 300 milioni di euro l’anno solo per dar loro da mangiare e allestire le celle e il personale delle traduzioni e soprattutto potrebbero tranquillamente essere trattenuti nelle questure, nei commissariati o nelle stazioni i carabinieri o della Guardia di Finanza per quei giorni strettamente necessari fino all’udienza di convalida del Gip.
Dallo scorso 29 ottobre anche la Cassazione, con la sentenza 38179 del 2010, ha solennemente ribadito che la persona fermata in flagranza di reato" non deve essere condotta direttamente in carcere in quanto questo comporterebbe un inaccettabile aggravio dello stato di restrizione della libertà personale per l’arrestato", impropriamente costretto a fare ingresso nel circuito penitenziario in attesa della decisione del tribunale. Più precisamente compulsando il massimario on line si può leggere il seguente dispositivo: "Arresto in flagranza - Convalida dell’arresto - Presentazione diretta - Conduzione dell’arrestato in carcere per mere esigenze organizzative.In caso di arresto in flagranza, nelle ipotesi in cui debba procedersi alla convalida nelle forme indicate dall’art. 558 del codice di procedura penale, con la conduzione diretta davanti al giudice dell’arrestato, nel frattempo custodito presso la polizia giudiziaria, gli eventuali problemi organizzativi della polizia giudiziaria, specialmente ove strutturali, non possono essere sistematicamente risolti con l’aggravio dello stato di restrizione della libertà personale, attraverso incongrui "passaggi in carcere" dell’arrestato. Sezione VI, sentenza 14-27 ottobre 2010 n. 38179..
“Della cosa si è accorta la solerte deputata dei Radicali italiani Rita Bernardini, che ha anche investito il ministro Guardasigilli Angelino Alfano del problema.
Di fatto capita spesso che le forze dell’ordine, nelle more del giudizio di convalida dell’arresto, cerchino di sopperire alla difficoltà di dotarsi di celle di sicurezza conducendo direttamente in carcere la persona arrestata. Tale modus operandi, giudicato non conforme con la disciplina di settore, oltre a confliggere con le esigenze di garanzia dell’arrestato, illegittimamente condotto in un ambiente carcerario anche quando dovrebbe essere applicata nei suoi confronti la meno invasiva custodia presso gli organi di polizia giudiziaria, "è il principale responsabile dell’attuale sovraffollamento carcerario e dei suoi ingenti costi umani ed economici". Basti pensare a tutte quelle persone, soprattutto extracomunitarie, che ogni anno fanno inutilmente ingresso negli istituti penitenziari per restarci solo qualche ora in attesa che il giudice di turno decida sulla convalida dell’arresto e sulla misura cautelare da applicare nei loro confronti. Per la Bernardini, "se il Governo intende veramente cominciare ad affrontare il grave problema del sovraffollamento carcerario, ponga rimedio ai gravi problemi organizzativi denunciati dalla polizia giudiziaria così da evitare nell’immediato futuro ulteriori incongrui ed automatici "passaggi in carcere” delle persone arrestate." E in effetti lo stesso ministro della Giustizia in una audizione in Commissione dell’ottobre 2008, aveva fornito numeri eloquenti che, è facile prevedere, oggi si siano ulteriormente aggravati. "L’entra ed esci", che quotidianamente interessa gli istituti penitenziari, come disse Alfano, si traduce in una movimentazione di circa 170.000 detenuti ogni anno, con un sovraccarico di lavoro anche per le traduzioni che, nel solo 2007, sono state oltre 300.000. Naturalmente i Radicali non perdono occasione per ricordare che anche per queste cause Marco Pannella è in sciopero della fame da quasi due mesi. E domandano all’esecutivo, con cui in questi giorni stanno "dialogando" in vista del voto di fiducia del 14 dicembre (non necessariamente negativo da parte dei sei parlamentari eletti nelle liste del Pd) che vengano studiate misure alternative all’ingresso al carcere per questi detenuti da "bed and breakfast". Inoltre chiedono che "ai parlamentari e ai consiglieri regionali di ogni partito" sia contemporaneamente garantita la possibilità di "svolgere il loro sindacato ispettivo non solo nelle carceri ma anche nelle cosiddette camere di sicurezza".

Radicali: Sull’affido condiviso il governo vada oltre gli auspici del sottosegretario Casellati

Pubblicato il 02/11/2010

Dichiarazione di Rita Bernardini, deputata radicale, membro della Commissione Giustizia della Camera e di Alessandro Gerardi, Tesoriere della Lega Italiana per il Divorzio Breve


L’incontro che si è svolto la scorsa settimana al Ministero della Giustizia tra i rappresentanti del Governo e i Presidenti dei tribunali ordinari e minorili è stato anche utilizzato per fare il punto della situazione sul sostanziale boicottaggio della legge sull’affido condiviso ad opera della magistratura. Nell’occasione il sottosegretario Casellati ha formulato l’auspicio che la legge sull’affidamento dei figli dopo la rottura del matrimonio venga interpretata coerentemente con quelle che sono le attese dei cittadini. Tutto ciò rappresenta sicuramente un primo importante passo nella giusta direzione, anche perché il pressoché totale disinteresse dimostrato fino a questo momento dal Governo per la disomogenea e non corretta applicazione della legge n. 54/2006 sta avendo dei costi sociali non certo irrilevanti in quanto, come dimostrano recenti studi scientifici, il coinvolgimento del padre nella crescita dei figli migliora lo sviluppo cognitivo della prole, riduce i problemi psicologici nelle giovani donne, diminuisce la delinquenza giovanile e riduce lo svantaggio economico nei ragazzi. Occorre prendere atto una volta per tutte che la componente più debole in una famiglia in crisi sono proprio i bambini, per questo chiediamo al Governo di andare oltre gli auspici del sottosegretario Casellati e di dare immediato riscontro alla diffida collettiva notificata al Ministro della Giustizia dall’associazione Adiantum compiendo finalmente tutti quei passi necessari e concreti affinché venga assicurata anche ai figli dei genitori separati o divorziati una doppia tutela genitoriale pienamente sviluppata.

Catania: carceri piene di sfigati

lunedì 19 luglio 2010

Proposta di legge per amnistia e indulto per reati fino a 4 anni

Presentata dal Senatore Luigi Compagna (Pdl), con il pieno appoggio della Radicale Rita Bernardini

BERNARDINI (PD): PIENO APPOGGIO ALLA PROPOSTA – CHE E’ PROPOSTA RADICALE - DEL SENATORE COMPAGNAAMNISTIA E INDULTO PER RIENTRARE NELLA LEGALITA’ E PER FARE LA VERA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA

Dichiarazione di Rita Bernardini, membro della Commissione giustizia della Camera dei deputati:

"Appoggio totalmente la proposta del Senatore Luigi Compagna per un provvedimento immediato di amnistia e indulto che consenta alla carceri italiane di rientrare nella legalità e ai magistrati di ridimensionare l'arretrato dei milioni di processi pendenti ai quali non riescono a far fronte. Lo faccio con cognizione di causa dopo aver visitato negli ultimi due week end le carceri sarde di Buoncammino e San Sebastiano e quelle siciliane di Messina e Ucciardone, dove vengono violati i più elementari diritti umani e dove i detenuti sono sottoposti a maltrattamenti e a trattamenti disumani e degradanti.Fino a questo momento Governo e Parlamento hanno dimostrato la loro totale incapacità a porre fine a questo sconcio indegno per un Paese che si fregia a sproposito di essere democratico. D’altra parte la mozione radicale approvata alla Camera a febbraio aveva una premessa che esprimeva un giudizio positivo su queste misure e che – non so se per errore da parte del Governo – è stata approvata dall’Aula di Montecitorio. Amnistia e indulto come premessa per la vera riforma della giustizia come da mozione radicale trasversale approvata nel gennaio del 2009, più di un anno e mezzo fa. Amnistia responsabile di governo della drammatica situazione che si contrapponga a quella – immonda – in corso ogni anno delle 200.000 prescrizioni, frutto del debito di Giustizia (parole di Alfano) che lo Stato ha nei confronti dei cittadini a causa degli oltre 5 milioni di processi pendenti".


COMPAGNA (PDL): ECCO DDL PER AMNISTIA E INDULTO

Un ddl di concessione di amnistia e di indulto è stato presentato dal senatore del Pdl, Luigi Compagna a Palazzo Madama. "Dopo l'audizione alla Camera del ministro Alfano al principio della legislatura - sottolinea Compagna - non si è riusciti finora a varare provvedimenti che rendessero meno disumane le condizioni delle nostre carceri. Esse vivono ormai un dramma che le pone al di fuori di ogni principio della Carta dei diritti dell'uomo". Di qui l'esigenza, secondo il parlamentare del Pdl, di ricorrere a quella "potestà di clemenza", che il Parlamento aveva a suo tempo pensato di limitare, fissando in una maggioranza di due terzi il quorum necessario alla deliberazione. "Ho assunto questa iniziativa - precisa - perché di fronte a tanta sofferenza il Parlamento deve essere sollecitato ad un uso ragionevole e non arbitrario della potestà di clemenza prevista nella nostra Costituzione. Mi auguro che, di maggioranza o di opposizione che siano, anche altri colleghi non siano insensibili a queste ragioni".

mercoledì 28 aprile 2010

CARCERI: BERNARDINI (RADICALI), CONTINUA SCIOPERO FAME



(ANSA) - ROMA, 28 APR - E' la seconda settimana di sciopero della fame per Rita Bernardini, deputato Radicale eletto nel Pd, membro della commissione Giustizia. Una ''protesta non violenta'' assieme ad altri compagni di partito per ''scandire i tempi dell'illegalita' che si protrae da anni nelle carceri italiane'' ha ricordato la Bernardini oggi in una conferenza stampa dei Radicali alla Camera. Una situazione esplosiva che
''viaggia ad un ritmo di 700-800 detenuti in piu' ogni mese - ha detto la Bernardini - e che per l'estate arrivera' a contare 70 mila unita' a fronte di 43 mila posti disponibili negli istituti italiani''.
I Radicali esprimono comunque un giudizio positivo sul ddl Alfano che ''si sta muovendo nella direzione giusta per quanto riguarda la messa in prova e le pene alternative''. Ma la Bernardini ha sottolineato l'esigenza di inserire modifiche nel
disegno di legge, per il quale sono stati presentati degli emendamenti, affinche' non vadano esclusi i condannati per i reati come terrorismo, associazione mafiosa, traffico di droga e per coloro condannati per evasione dagli arresti domiciliari.
Assieme alla Bernardini oggi alla Camera anche il segretario dei Radicali italiani, Mario Staderini, Luigi Manconi, presidente di 'A buon diritto', Irene Testa dell'associazione ''Il detenuto ignoto'' (che partecipa anche allo sciopero della fame) e Giulio Petrilli responsabile Dipartimento diritti e garanzie del Pd della Provincia dell'Aquila. Ma anche la carenza di organico negli Istituti penitenziari, ha spiegato oggi Rita Bernardini produce effetti devastanti sia nella gestione delle carceri che sullo stesso personale della Polizia penitenziaria. ''Servono piu' agenti, educatori, psicologi e figure sanitarie'' hanno sottolineato i Radicali in conferenza. Per non parlare ''del fatto che i detenuti che svolgono un lavoro all'interno delle carceri sono solo il 15% mentre gli altri stanno 20-22 ore in cella senza fare nulla''. Sulla situazione della Polizia penitenziaria la Bernardini ha ribadito l'esigenza di ''richiamare a servizio negli istituti tutti quegli agenti 'imbucati' in servizio presso il Dap e al ministero della
Giustizia''. Anche i sindacati ''diano una risposta perche' sono tre anni che non viene rinnovato il contratto di lavoro agli agenti, esiste una disparita' di trattamento anche nei confronti delle altre forze di polizia. Il segretario dei Radicali Staderini infine ha fatto un appello alla chiesa cattolica, ''che proprio nelle carceri ha i suoi cappellani, per alzare forte la sua voce e farsi sentire dall'opinione pubblica e dalla politica con la stessa forza con la quale parla di aborto, nei confronti della situazione di emergenza delle carceri. Non e' una provocazione - ha detto - ma un vero e proprio appello''.
(ANSA).

mercoledì 14 aprile 2010

Carceri, Bernardini annuncia sciopero della fame: Parlamento non continui ad assistere inerte, ma si assuma le proprie responsabilità


14 aprile 2010


· Dichiarazione di Rita Bernardini, deputata radicale eletta nelle liste del PD, membro della Commissione Giustizia della Camera.


"A fronte dei due nuovi suicidi che si sono consumati, a poche ore di distanza, a Santa Maria Capua Vetere e a Rebibbia, credo che il tempo possa considerarsi ormai scaduto. Il Parlamento non può più assistere inerte alla strage che con cadenza quasi quotidiana va consumandosi nelle carceri italiane.
I gruppi parlamentari di Lega, Idv e Pd, con la decisione di non accordare la corsia preferenziale della sede legislativa al DDL Alfano sulla messa alla prova e sull’esecuzione presso il domicilio delle pene detentive brevi, sembrano non aver compreso la drammaticità della attuale situazione di emergenza che sta vivendo l’intera comunità penitenziaria. I parlamentari della Lega e dell’Italia dei Valori, peraltro, non riescono a liberarsi dalla convinzione, smentita inoppugnabilmente dai fatti, per cui le misure alternative al carcere rappresentano una minaccia, e non una risorsa, per la sicurezza collettiva. Temo che muovendo da simili quanto irresponsabili convinzioni sarà molto difficile che il Parlamento riuscirà a varare misure di reale efficacia contro il sovraffollamento, quali quelle previste dal DDL Alfano, in tempi brevi.
Per quanto mi riguarda, non volendo essere complice di questa triste e disperante conta delle morti in carcere, ritengo che ognuno debba cominciare ad assumersi le proprie responsabilità di fronte all’illegalità in cui versano i nostri istituti di pena. Per questi motivi dalla mezzanotte di oggi inizierò uno sciopero della fame con l’obiettivo di seguire i tempi di discussione del DDL Alfano in Commissione Giustizia, sperando che almeno in questa circostanza la stagione dei rinvii e delle mancate assunzioni di responsabilità sia destinata a chiudersi rapidamente".

giovedì 8 aprile 2010

CARCERI, BERNARDINI: SONO TORNATI I FEROCI E MENZOGNERI RIFLESSI DEMAGOGICI PRE E POST INDULTO













SONO TORNATI I FEROCI E MENZOGNERI RIFLESSI DEMAGOGICI PRE E POST INDULTO A FAVORE DI UNUMANE E ANTICOSTITUZIONALI CARCERI COME DISCARICHE SOCIALI

8 aprile 2010

E’ iniziato oggi in Commissione Giustizia in sede referente l’esame del DDL Alfano su arresti domiciliari e messa in prova. La sede legislativa che avrebbe assicurato un esame rapido del provvedimento era stata infatti negata sia dal PD che dall’IDV. Oggi anche la lega ha detto NO al percorso preferenziale proposto dal ministro della Giustizia Alfano per convincere la deputata radicale Rita Bernardini ad interrompere lo sciopero della fame portato avanti per 19 giorni nel mese di febbraio.

Dichiarazione di Rita Bernardini, membro della Commissione Giustizia

“Mentre le agenzie diffondono la notizia del 18° suicidio in carcere dall’inizio dell’anno, in Commissione Giustizia i gruppi parlamentari del PD, dell’IDV e della Lega, hanno iniziato il tiro al bersaglio sul DDL Alfano che prevede gli arresti domiciliari per i detenuti che devono scontare meno di 12 mesi e per la messa in prova degli imputati per reati che prevedono una pena non superiore a tre anni. Trovo irresponsabile questa scelta dei gruppi parlamentari ai quali evidentemente sfugge lo stato di prostrazione della comunità penitenziaria di fronte al sovraffollamento record che ha abbondantemente superato le 67.000 unità. Alla stato attuale gli agenti di polizia penitenziaria, cronicamente sotto organico, sono stati costretti a ridivenire “agenti di custodia”, incaricati essenzialmente di “custodire” i detenuti in celle che scoppiano, senza poter dare vita ad alcun tipo di trattamento rieducativo ai fini del reinserimento sociale. Anche se la Presidente della Commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, ha dichiarato oggi di voler calendarizzare in aula il DDL in questione per il mese di maggio, con gli interventi di oggi, mi sembra riprendere fiato quel clima populistico che caratterizzò il varo dell’indulto del 2006 e gli sconclusionati e anti-scientifici commenti propagandistici che seguirono alla sua applicazione. Solo lo studio del Prof Giovanni Torrente dell’università di Torino dimostrò, a tre anni da quel provvedimento di clemenza, che coloro che avevano usufruito dell’indulto avevano avuto un tasso di recidiva nettamente inferiore a chi sconta interamente la pena, il 28,45% contro il 68,45%.
Non comprendo l’atteggiamento autolesionistico del PD che avrebbe potuto rivendicare a se stesso il merito di aver indotto il governo a mutare atteggiamento rispetto alla politica di cancerizzazione fin qui seguita; certo, il DDL va modificato e migliorato, ma non dare il segnale di volerlo fare rapidamente di fronte alla tragedia in corso, apre la stura ai demagoghi che volentieri fanno l’economia dell’art. 27 della nostra Costituzione.”

mercoledì 7 aprile 2010

CARCERI: DOPO NO DEL PD A SEDE LEGISLATIVA PER DDL ALFANO SU ARRESTI DOMICILIARI E MESSA IN PROVA, BERNARDINI SCRIVE ALL'ON FERRANTI:


SE IL PARLAMENTO NON SI MUOVE, IN ESTATE CI SARANNO PIÙ DI SETTANTAMILA DETENUTI!


Rita Bernardini, deputata radicale membro della Commissione Giustizia, ha scritto alla capogruppo del PD in Commissione Giustizia, Donatella Ferranti, sulla scelta del Partito Democratico di NON accordare la sede legislativa al DDL del Governo in materia di “disposizioni relative all’esecuzione presso il domicilio delle pene detentive non superiori ad un anno e sospensione del procedimento con messa alla prova”. Vogliamo trascinare la discussione per mesi e mesi in sede referente – ha chiesto la deputata radicale alla Ferranti - e poi avere chissà quando il passaggio in aula e poi l'esame da parte dell'altro ramo del Parlamento? Arriveremo all'estate con più di 70.000 detenuti senza che nulla di concreto sia accaduto.
Bernardini ha scritto all’on Ferranti che se la corsia preferenziale della sede legislativa non fosse accordata, si sentirebbe in dovere – soprattutto dopo aver ri-visitato nei giorni di Pasqua e pasquetta con Marco Pannella le case circondariali di Poggioreale e dell’Ucciardone – di riprendere la lotta nonviolenta informandone la comunità penitenziaria che - sia detto per inciso - è ormai allo stremo delle proprie capacità di sopportazione del dolore inflitto dallo stato di violazione permanente di diritti umani essenziali sia nei confronti dei detenuti che di tutto il personale in servizio.
Bernardini ha ricordato all’on Ferranti che per indurre il Governo ad adottare misure e/o provvedimenti legislativi volti a ridurre la popolazione penitenziaria, aveva già portato avanti una dura iniziativa nonviolenta durata 19 giorni di sciopero della fame nel mese di febbraio. “Comprendo benissimo – ha scritto Bernardini nella lettera - che il DDL può non essere completamente soddisfacente e per migliorarlo dobbiamo tutti impegnarci, ma non essere consapevoli che i tempi richiesti dalla drammatica situazione di sovraffollamento carcerario devono essere necessariamente rapidi e non rilevare che per la prima volta da quando è iniziata la legislatura a maggioranza di centrodestra, si registra un'inversione di tendenza rispetto alla politica pervicacemente fin qui adottata all'insegna di "più galera per tutti", mi appare poco responsabile e anche un po’ autolesionista visto che i Gruppi Parlamentari del PD possono tranquillamente rivendicare a loro stessi il merito di questa accelerazione e presa di coscienza del parlamento dopo l'approvazione delle mozioni sulle carceri avvenuta in gennaio sia alla Camera che al Senato”

CARCERI, BERNARDINI: BUONE LE DICHIARAZIONI DEL SOTTOSEGRETARIO CASELLATI SULL' AFFETTIVITÀ IN CARCERE


ORA OCCORRE CONVINCERE LA SUA MAGGIORANZA DI GOVERNO

7 aprile 2010
Dichiarazione di Rita Bernardini, parlamentare radicale eletta nelle liste del PD e membro della Commissione Giustizia della Camera

Non posso che condividere le dichiarazioni con le quali il sottosegretario Casellati ha posto il problema di come salvaguardare la vita affettiva delle persone private della libertà. Ho sempre pensato infatti che maggiore considerazione per chi è in carcere, non vuol dire minor sicurezza per chi sta fuori, mentre un regime detentivo che non offre alcuna possibilità di scelta al detenuto e che lo priva di ogni legame affettivo con la vita esterna risulta essere, invece, un fattore criminologico di notevole spessore, che spesso porta alla ricaduta nel reato. Per questi motivi nella mozione sulle carceri presentata in questa legislatura la delegazione radicale nel Gruppo del PD aveva chiesto al Governo di impegnarsi affinché ai detenuti e agli internati venisse finalmente concessa la possibilità di coltivare i propri rapporti affettivi anche all’interno del carcere, consentendo loro di incontrare le persone autorizzate ai colloqui in locali adibiti o realizzati a tale scopo, senza controlli visivi e auditivi. La maggioranza dei parlamentari, sia alla Camera che al Senato, previo parere contrario espresso dell’Esecutivo, ha bocciato questa proposta. Mi metto a disposizione dell’on. Casellati per convincere i suoi colleghi di Governo ad approvare una tale riforma di civiltà dell’ordinamento penitenziario.

martedì 6 aprile 2010

PALERMO, PANNELLA: LE CARCERI IN ITALIA SONO UNA DISCARICA SOCIALE


Palermo, 5 aprile 2010

• da una nota di agenzia letta a Radio Radicale

"Le carceri in Italia sono una discarica sociale". Lo ha detto stamattina Marco Pannella che insieme a una delegazione radicale composta da Rita Bernardini e Matteo Angioli ha compiuto una visita ispettiva alla casa circondariale Ucciardone a Palermo. Ieri i parlamentari erano stati nel carcere di Poggioreale a Napoli. "Vi sono grandi situazioni di povertà - ha aggiunto - si continua a usare la pratica della detenzione in un modo che non sarebbe permesso né dalla costituzione né dalla giurisdizione europea e internazionale. Il carcere è il museo della barbarie e della partitocrazia del sessantennio che ha preso il posto del ventennio fascista". "C'è la dimostrazione che in Italia siamo caduti - ha osservato - antropologicamente in basso. Ma stamattina all'Ucciardone con la nostra visita abbiamo suscitato qualche sorriso che ci consente di sperare che proprio da queste comunità forse riusciremo a rendere più civile questo paese" La situazione del carcere borbonico di Palermo è stata descritta da Bernardini. "Sono stata qui nel marzo 2009 e da allora - ha detto - non è cambiato nulla, la situazione è peggiorata e questo non per colpa della direzione o del personale che opera in questo istituto ma per responsabilità dell'amministrazione centrale". "Vi sono per ora 720 detenuti - ha affermato Bernardini - con un sovraffollamento enorme nelle celle. I reclusi vivono in una struttura fatiscente, senza riscaldamento. Si sta per aprire una nuova sezione ma manca il personale per farla funzionare. L'organico è sotto di almeno 200 unità: 300 agenti di polizia su 500 previsti"

Carceri: Pannella e Bernardini in visita all'Ucciardone di Palermo

Palermo, 5 apr.- (Adnkronos) - Visita ispettiva degli esponenti radicali Marco Pannella, Rita Bernardini e Matteo Angioli oggi al carcere Ucciardone a Palerm. Nell'ex fortezza borbonica palermitana sono reclusi 720 detenuti, "con un sovraffollamento enorme in una struttura fatiscente e senza riscaldamento - ha detto la Bernardini - Si sta per aprire nuova sezione ma manca il personale per farla funzionare". Per Pannella "le carceri in Italia sono una discarica sociale" e un "luogo della barbarie della partitocrazia che negli ultimi sessant'anni ha preso il posto del ventennio fascista"

PALERMO: DELEGAZIONE RADICALE COMPOSTA DA BERNARDINI, PANNELLA E ANGIOLI IN VISITA ALLA CASA CIRCONDARIALE UCCIARDONE

5 aprile 2010

La delegazione radicale che ieri ha visitato il carcere di Poggioreale a Napoli composta da l’On. Rita Bernardini e i suoi accompagnatori Marco Pannella e Matteo Angioli del Comitato di Radicali Italiani è stamane in visita ispettiva alla Casa Circondariale Ucciardone a Palermo.
All’uscita dell’istituto tra le 13.30 e le 14.00, terranno una conferenza stampa.
Sono caldamente invitate stampa e televisioni siciliane. Buona Pasquetta a tutti.

domenica 4 aprile 2010

CARCERI. DELEGAZIONE RADICALE CON MARCO PANNELLA E RITA BERNARDINI IN VISITA A NAPOLI A POGGIOREALE

Napoli, 4 aprile 2010

Una delegazione Radicale composta da Marco Pannella, Rita Bernardini (Deputata membro della Commissione giustizia alla Camera) e Matteo Angioli (del Comitato Nazionale di Radicali Italiani) è in visita questa mattina, domenica 4 aprile (Pasqua), nel carcere napoletano di Poggioreale. All’uscita, prevista per le 15.30/16, terranno di fronte all’istituto una conferenza stampa sull’esito della visita.

sabato 3 aprile 2010

CARCERI. BERNARDINI: SUICIDIO SUPERCARCERE DI SULMONA, L'IRRESPONSABILITÀ DEL DAP



Dichiarazione di Rita Bernardini, radicale, membro della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati

3 aprile 2010

Il DAP e il suo “capo” Ionta, non scarichino le loro responsabilità sulla direzione del carcere di Sulmona. Il detenuto che si è suicidato la notte scorsa era un internato nella casa di lavoro dove il lavoro non c’è, era tossicodipendente, malato di HIV, con problematiche di salute gravissime: che ci faceva in quella struttura, visto che aveva già pagato il suo conto con la giustizia?

Giunge voce che irresponsabilmente il Dap voglia scaricare nel supercarcere di Sulmona altre decine di internati provenienti da tutt’Italia. Si preoccupi, piuttosto, di non condannare a morte e di non torturare i detenuti come avviene ogni giorno negli istituti penitenziari italiani dove è possibile incontrare solo la morte civile, altro che la rieducazione prevista dalla nostra Costituzione!
La mozione radicale sul carcere presentata a gennaio aveva messo in guardia il Governo anche sulla questione degli internati, ma su questo punto tanto il centrodestra quanto il centrosinistra si sono rifiutati di prendere in considerazione la nostra proposta: l’adozione di opportune iniziative normative volte ad introdurre una maggiore restrizione dei presupposti applicativi delle misure di sicurezza a carattere detentivo, magari sostituendo al criterio della “pericolosità” (ritenuto di dubbio fondamento empirico) quello del “bisogno di trattamento”.
L’uomo che di è impiccato a Sulmona aveva sicuramente “bisogno di trattamento”, non certo di quello che gli si poteva garantire nel supercarcere abruzzese dove all’ordine del giorno ci sono sovraffollamento, mancanza di mezzi materiali e di risorse finanziarie, carenza di personale di ogni tipo e con una sanità letteralmente allo sfascio.
Sulla vicenda presenterò l’ennesima interrogazione che non riceverà la risposta del Governo, come è ormai d’abitudine, nonostante che il regolamento della Camera fissi in 15 gg il termine entro il quale deve arrivare la risposta.

sabato 20 febbraio 2010

CARCERI: BERNARDINI SOSPENDE SCIOPERO FAME DOPO ANNUNCIO MINISTRO ALFANO DI CORSIA PREFERENZIALE PER DL SU DETENZIONE DOMICILIARE E MESSA IN PROVA



Dichiarazione di Rita Bernardini, deputata Radicali/PD, membro della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati

20 febbraio 2010

Ho potuto leggere la bozza del Disegno di Legge presentato dal Ministro della Giustizia Angelino Alfano riguardante l’”esecuzione presso il domicilio delle pene detentive non superiori a un anno” e la “sospensione del procedimento con messa alla prova dell'imputato” per i reati puniti con pena non superiore nel massimo a tre anni.
Il provvedimento, ora all’esame tecnico degli Uffici della Camera prima di iniziare il suo iter in Commissione Giustizia, avrà la corsia preferenziale della sede legislativa avendo il Ministro della Giustizia ottenuto l’assenso dei Gruppi Parlamentari della Camera, tranne quello della Lega che però non si è dichiarata pregiudizialmente ostile.
Due sere fa il Ministro Alfano, dopo aver reso alle agenzie questa notizia, mi ha invitato a sospendere lo sciopero della fame. Accolgo ora questo invito, dopo aver letto la bozza del disegno di legge che corrisponde a quanto contenuto nei punti d) ed e) della mozione radicale sulle carceri approvata il 12 gennaio a Montecitorio. Il provvedimento, segna un’importante inversione di tendenza della politica di carcerizzazione fin qui seguita e mi auguro che porti un po’ di sollievo nel disumano e sofferente mondo penitenziario oggi caratterizzato da un sovraffollamento mai raggiunto in passato al quale si aggiunge, determinando una situazione esplosiva difficilmente governabile, una cronica carenza di personale di agenti, educatori, psicologi, medici, infermieri e personale amministrativo.
Ringrazio il Ministro Alfano soprattutto per aver accettato questa forma di dialogo nonviolento, questo Satyagraha che – lo ricordo - non vuole imporre alcunché all’interlocutore istituzionale ma, più semplicemente, richiamarlo a fare ciò di cui è profondamente convinto e che riguarda il rispetto delle leggi e degli impegni assunti: nel caso in questione, la mozione radicale sulle carceri.
Da parte mia rivolgo un invito a Irene Testa, segretaria dell'Ass.ne radicale II Detenuto Ignoto, che da oltre una settimana si era unita allo sciopero della fame - sposando i miei obiettivi e aggiungendo la richiesta di una commissione d'inchiesta sulle morti sospette in carcere - a interrompere per il momento anche il suo il digiuno.

lunedì 8 febbraio 2010

IL SATYAGRAHA RADICALE: RITA BERNARDINI IN SCIOPERO DELLA FAME ANCHE PER OTTENERE RISPOSTE SULL'INCREDIBILE VICENDA DELLA LEGGE ELETTORALE LUCANA


3 febbraio 2010

“Noi stiamo lottando. Non possiamo sparare perché non siamo violenti e quindi spariamo amore, dialogo e lotta di questo genere e gandhiana perché è in corso l’ennesimo crimine di Stato, di partitocrazia e di regime” (Marco Pannella – Sete di verità)


Di Maurizio Bolognetti, Candidato alla Presidenza della Regione Basilicata per la lista Bonino-Pannella

Viaggiando nel cyberspazio, può capitare di leggere la descrizione che Wikipedia dedica alla parola Satyagraha. Con il termine Satyhagraha - c’è scritto sulla “Libera enciclopedia” - si indica il tipo di lotta nonviolenta praticata da Gandhi, Martin Luther King e Marco Pannella. La parola Satyagraha sta a significare “fermezza nella verità”.
Viaggiando in rete, può capitare di leggere di una deputata radicale, Rita Bernardini, che rivolge la sua attenzione al Presidente della Camera, annunciando gli obiettivi del suo Satyagraha. Di certo a qualcuno potrà apparire lunare, ma la Radicale Bernardini scrive:“Egregio Presidente della Camera dei Deputati, dalla giornata di ieri mi sono unita al Satyagraha di Marco Pannella con 9 obiettivi che riguardano punti precisi di mancato rispetto delle regole che mina la credibilità dello Stato di diritto nel nostro paese. Il mio Satyagraha assumerà per ora la forma dello sciopero della fame.”
Che impunita la Rita, in questo paese, in cui la parola democrazia è stata svuotata di contento, parla di rispetto delle regole, di stato di diritto, usa il suo corpo per dialogare con le istituzioni in cerca d’ascolto e nutrita dalla forza del Satyagraha radicale.
Tra gli obiettivi della deputata Radicale quello di poter accedere alla lista dei fornitori e dei consulenti della Camera dei Deputati. Insomma, Rita vuol far vivere l’einaudiano diritto a conoscere per deliberare, nella ferma convinzione che dati per troppo tempo negati alla conoscenza dei cittadini e degli stessi deputati debbano essere resi pubblici per favorire un controllo diffuso.
C’è in questo nostro paese un reiterato attentato ai diritti civili e politici dei cittadini italiani, che vive anche di provvedimenti quale quello assunto il 14 gennaio dal Consiglio regionale della Basilicata, che, senza modificare lo Statuto e a poche settimane dal voto, ha cambiato la legge elettorale. Pochi minuti fa, la deputata Radicale Rita Bernardini mi ha comunicato che agli obiettivi già elencati del suo Satyagraha se ne aggiunge un decimo: ottenere sulla questione della legge elettorale lucana una risposta da parte dei soggetti istituzionali interrogati.
Intanto, va sottolineato che l’iniziativa di Rita Bernardini ha raggiunto un primo importante risultato, anche grazie alla capacità di ascolto del Presidente della Camera Gianfranco Fini. Finalmente, dopo decenni, la Camera renderà noto l’elenco dei fornitori, un risultato che da un significato alla parola trasparenza e che si inserisce nel solco della proposta radicale finalizzata ad ottenere un’anagrafe pubblica delle attività degli eletti e dei nominati.
APPROFONDIMENTI

Rita Bernardini: altre 10 buone ragioni per aggiungermi al Satyagraha che Marco Pannella sta portando avanti da 12 giorni su questi obiettivi:
- Per la grande urgente amnistia volta a riformare e riportare nella legalità violata la giustizia, per mobilitare la comunità internazionale contro la tortura di massa strutturalmente ed istituzionalmente praticata ai danni di tutti i componenti della comunità penitenziaria (detenuti, agenti, personale amministrativo e sanitario); contro la continua profanazione del diritto-dovere alla verità, alla conoscenza, alla informazione democratica negata da Raiset, Sky Italia e La7.
- Gli Obiettivi del grande Satyagraha mondiale:
1. per rapidamente istruire e processare i responsabili della guerra e dell’occupazione dell’Iraq scatenata il 18 marzo 2003 per impedire l’ormai assicurato esilio del dittatore la liberazione con la democrazia e la pace del popolo iracheno. Le formali denunce radicali contro il Presidente Bush ed il Premier Blair ed i loro complici, perché Occidente e democrazia tornino ad affermarsi come le grandi armi di attrazione di massa nel mondo.
2. perché la comunità internazionale accerti la realtà sui negoziati tra Pechino e il Dalai Lama, così come sulle posizioni delle altre “minoranze etniche” a cominciare dal popolo uiguro.
Questi i miei 10 obiettivi
1) TRIBUNALE PENALE INTERNAZIONALE: per l’approvazione immediata del disegno di legge per l’adeguamento del nostro ordinamento allo Statuto istitutivo della Corte Penale Internazionale.
Il 4 febbraio 2009, la commissione Giustizia approvò una risoluzione (a prima firma Bernardini) con la quale si impegnava il Governo «a predisporre con la massima urgenza un disegno di legge di adeguamento interno delle norme dello Statuto di Roma, al fine di giungere al più presto all'adattamento dell'ordinamento giuridico italiano e sanare così un'inadempienza politicamente e giuridicamente molto rilevante che mette a rischio la credibilità del nostro paese e le aspirazioni dei candidati italiani a far parte della Corte
L’8 aprile 2009 il sottosegretario alla giustizia, on. Maria Elisabetta Alberti Casellati, rispondendo ad una nostra interrogazione ribadiva:
“la piena adesione del Governo all'avvertita esigenza di un sollecito adeguamento dell'ordinamento italiano alla normativa europea. Si tratta di un intento palesemente condiviso con tutte le forze politiche e che il Governo ha apertamente dichiarato in tutti gli atti di sindacato ispettivo che sono stati più volte presentati in materia di recepimento dello Statuto Penale Internazionale. In effetti, i tempi per la predisposizione del disegno di legge in materia si sono rivelati più lunghi di quanto previsto ed auspicato, ma il motivo non è certo stato né dilatorio, né meramente pretestuoso. Il Governo ha alacremente lavorato per approntare un atto normativo tecnicamente completo e si è anche impegnato affinché tale atto si dimostri coerente con la normazione interna e soddisfi adeguatamente tutte le aspettative. In tal senso comunico che il disegno di legge è stato ultimato e che già ieri è stato trasmesso al Consiglio dei Ministri per la calendarizzazione di competenza e per la successiva discussione.
Ad oggi il Governo non ha ancora provveduto e in Commissione devono ancora avere inizio le audizioni decise.
2) DIRITTO DI ACCESSO DEI DEPUTATI AGLI ATTI DELLA CAMERA:
illegale la decisione dei questori della Camera di negarmi l’accesso alla lista dei fornitori e a quella dei consulenti della Camera dei Deputati.
Art. 68, comma 4, del regolamento di Amministrazione e contabilità:
“I deputati in carica hanno comunque accesso alle deliberazioni del Collegio dei Deputati Questori, ai contratti e all’Albo dei fornitori e degli appaltatori della Camera”
3) ANAGRAFE PUBBLICA ON LINE DEI DEPUTATI: attuazione dell’ordine del giorno presentato dai radicali e approvato in data 7 luglio 2009 9/DOC. VIII, N. 4/16
4) CARCERI: ATTUAZIONE DEI 12 PUNTI DELLA MOZIONE APPROVATA DALLA CAMERA DEI DEPUTATI IN DATA 11 GENNAIO 2010 E DEL REGOLAMENTO PENITENZIARIO
oltre ai 12 punti della mozione approvata in data 11/01/2010, in conformità a quanto disposto dall’ordinamento giuridico vigente, dovranno essere realizzate, all’interno degli istituti di pena , le seguenti opere di ristrutturazione: rimozione dei muretti divisori all’interno delle sale colloqui, laddove ancora esistenti; realizzazione delle aree verdi dove i detenuti possono incontrare i propri familiari laddove mancanti; smantellamento dei wc a vista, laddove necessario. Inoltre ad ogni detenuto dovrà essere consegnato (nella lingua dallo stesso conosciuta) il vademecum contenente i diritti e i doveri del detenuto e il Regolamento dell’istituto penitenziario.
Fonte normativa: art. 37, comma 5, D.P.R. 30/06/2000 n. 230, il quale prevede che i colloqui dei detenuti con i propri familiari avvengano in locali interni senza mezzi divisori o in spazi all'aperto a ciò destinati, nonostante ciò in numerose sale colloquio permangono ancora i vetri divisori – Art. 7 D.P.R. n. 230/2000, il quale prescrive che i servizi igienici sono annessi in un vano annesso alla camera - Art. 69, D.P.R. n. 230/2000, il quale prevede che all'atto dell'ingresso, a ciascun detenuto o internato è consegnato un estratto delle principali norme di cui al regolamento interno dell’istituto, con l'indicazione del luogo dove è possibile consultare i testi integrali. L'estratto deve essere fornito nelle lingue più diffuse tra i detenuti e internati stranieri.
5) GIUSTIZIA: ATTUAZIONE DELLA RISOLUZIONE N. 6-00012 PER LA RIFORMA ORGANICA APPROVATA IL 2870172009 dall’Assemblea di Montecitorio
6) ELEZIONI REGIONALI: I DIRETTORI DEGLI ISTITUTI DI PENA DEVONO ATTIVARSI PER TEMPO IN MODO DA GARANTIRE AI DETENUTI L’ESERCIZIO DEL DIRITTO DI VOTO
In base agli articoli 8 e 9 della legge 23 aprile 1976 n. 136, i detenuti, che non siano incorsi nella perdita della capacità elettorale, possono votare nella carceri con la costituzione di un seggio elettorale speciale. La predetta disposizione è applicabile anche alle elezioni regionali, provinciali e comunali per effetto delle disposizioni contenute nell’art. 1, lettera d), decreto-legge n. 161/1976, convertito nella legge n. 240/1976. L'esercizio del diritto di voto è, però, subordinato ad alcuni adempimenti. In sostanza il detenuto deve far pervenire al Sindaco del comune di residenza, una dichiarazione della propria volontà di votare nel luogo in cui si trova, con l'attestazione del Direttore del carcere comprovante la sua detenzione; ciò per consentire l'iscrizione del richiedente in un apposito elenco ed essere munito della propria tessera elettorale. La richiesta può pervenire al Sindaco non oltre il terzo giorno antecedente il voto.
7) ELEZIONI REGIONALI: ASSICURARE IL VOTO DOMICILIARE PER GLI ELETTORI AFFETTI DA INFERMITA’ CHE NE RENDANO IMPOSSIBILE L’ALLONTANAMENTO DALL’ABITAZIONE
Effettiva attuazione della legge 7 maggio 2009, n. 46
Comma 4 dell’art. 48 della Costituzione: “Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge;
Gli elettori affetti da gravissima infermità, tali che l’allontanamento dall’abitazione in cui dimorano risulti impossibile, anche con l’ausilio dei servizi di cui all’art. 29 della legge 5 febbraio 1992 n. 104, e gli elettori affetti da gravi infermità che si trovino in condizioni di dipendenza continuativa e vitale da apparecchiature elettromedicali tali da impedirne l’allontanamento dall’abitazione in cui dimorano, possono avvalersi di un servizio che gli consente il voto a domicilio. Gli elettori disabili devono far pervenire, in un periodo compreso tra il quarantesimo e il ventesimo giorno antecedente la data della votazione, al sindaco del comune nelle cui liste elettorali sono iscritti: a) una dichiarazione in carta libera, attestante la volontà di esprimere il voto presso l'abitazione in cui dimorano e recante l'indicazione dell'indirizzo completo di questa; b) un certificato, rilasciato dal funzionario medico, designato dai competenti organi dell'azienda sanitaria locale, in data non anteriore al quarantacinquesimo giorno antecedente la data della votazione, che attesti l'esistenza delle condizioni di infermità di cui al comma 1, con prognosi di almeno sessanta giorni decorrenti dalla data di rilascio del certificato, ovvero delle condizioni di dipendenza continuativa e vitale da apparecchiature elettromedicali».
8) GARANTIRE LA PRESENZA DI AUTENTICATORI AI FINI DELLA RACCOLTA FIRME PER LA PRESENTAZIONE DELLE LISTE REGIONALI.
Tutti gli autenticatori/trici abilitati in base alla legge 28 aprile 1998 n. 130 e all’art. 4 della legge 30 aprile 1999 n. 120 – ovvero Notai, Giudici di pace, Segretari delle Procure della Repubblica, Cancellieri e collaboratori delle cancellerie dei Tribunali o primo dirigente o dirigente superiore della cancelleria dell'ufficio giudiziario (ossia Corte d'Appello, Tribunale o Pretura), Presidenti delle Province, Assessori provinciali, Presidenti di Consigli Provinciali, Segretari provinciali, Funzionari incaricati dal Presidente della Provincia, Consiglieri Provinciali che comunichino la propria disponibilità al Presidente della Provincia, Sindaci, Assessori comunali, Presidenti di Consigli Comunali, Segretari comunali, Funzionari incaricati dal Sindaco, Consiglieri Comunali che comunichino la propria disponibilità al Sindaco, Presidenti dei Consigli Circoscrizionali, Vice Presidenti dei Consigli Circoscrizionali – sono tenuti ad autenticare le firme dei cittadini che intendono promuovere la presentazione di una lista. Peraltro, in base all’art. 14 della legge n. 53 del 1990, anche i funzionari appositamente incaricati dal Sindaco sono abilitati ad autenticare le firme. Quello che tutti questi soggetti sono chiamati a fornire è un vero e proprio servizio e non una semplice facoltà. Occorre una circolare del Ministro dell’Interno per precisarlo con chiarezza
9) AFFISSIONI SELVAGGE E ILLEGALI DEI MANIFESTI ELETTORALI:
Fonti normative: articoli 1, 2, 3 e 4 della legge n. 212 del 1956.
La legge n. 212 del 1956 regolamenta in dettaglio la ripartizione degli spazi elettorali tra i diversi partiti concorrenti. In particolare la legge prevede che entro il 30° giorno antecedente a quello fissato per le consultazioni elettorali, a ciascuna lista che si presenta alle elezioni sono assegnati dalla giunta comunale una serie di spazi all’interno delle diverse sezioni di tabelloni distribuite sul territorio, il tutto anche per consentire ai cittadini di conoscere le varie liste elettorali in competizione con i nomi dei relativi candidati da eleggere al Consiglio regionale. Capita però che i principali partiti occupino in modo reiterato, sistematico e abusivo gli spazi spettanti agli altri, ciò senza che gli enti preposti al controllo e alla vigilanza si attivino per sanzionarli e, soprattutto, per rimuovere i manifesti elettorali abusivi. Spesso poi al danno si aggiunge la beffa visto e considerato che puntualmente dopo ogni elezione viene varato un provvedimento con il quale il legislatore provvede a condonare le sanzioni amministrative elevate a carico dei partiti e dei candidati colpevoli di aver violato l’andamento democratico delle elezioni con i loro manifesti illegali.
10) Modifica della legge elettorale in Basilicata
Il 14 gennaio scorso, alle quattro del mattino, il Consiglio Regionale della Basilicata ha approvato all’unanimità la legge riguardante “norme relative al sistema di elezione del Presidente della Giunta Regionale e dei consiglieri regionali, ai sensi della legge 2 luglio 2004 n°165 – Disposizioni di attuazione dell’art. 122, primo comma della Costituzione…”.
La nuova legge elettorale è stata modificata senza una preventiva o contestuale modifica dello Statuto, così come previsto dall’art. 123 della Costituzione. Una nuova legge regionale non può non tener conto del principio della gerarchia delle fonti giuridiche, il che comporta una modifica dello Statuto se si vuole adottare un sistema elettorale diverso da quello in esso contemplato. Una modifica dello Statuto, tuttavia, deve seguire la procedura descritta dall’articolo 123 della Costituzione, che prevede l’approvazione della legge dalla maggioranza assoluta dei Consiglieri, con due deliberazioni successive, adottate ad intervallo non minore di due mesi.
Il Consiglio d’Europa indica in quello dell’anno il termine minimo per il cambiamento delle leggi elettorali, onde evitare di considerare il diritto elettorale uno strumento che chi ha il potere manipola a suo favore a danno della sovranità popolare.
A pochi giorni dal deposito delle liste, la Regione Basilicata non è in grado di fornire informazioni sull’interpretazione della legge e sulla modulistica. La legge in oggetto è stata approvata senza tenere nella dovuta considerazione le indicazioni del Consiglio d’Europa e la necessità di una modifica statutaria. Considerando l’imminenza della tornata elettorale, occorre che il Ministro dell’Interno ponga in atto iniziative che garantiscano i cittadini elettori e le liste che intendano partecipare alla competizione elettorale regionale. Rispetto alla regolarità dello svolgimento del procedimento elettorale nella regione Basilicata, occorre che con urgenza vengano intraprese azioni per ripristinare un minimo di legalità e di Stato di diritto. Non possiamo accettare che una consultazione elettorale nasca con i presupposti di illegalità a cui ha dato corpo l’insana decisione presa dal Consiglio regionale della Basilicata. La legge elettorale approvata dalla regione Basilicata va respinta al mittente. Sembra incredibile, ma, a pochi giorni dal deposito delle liste, i cittadini lucani non sanno ancora con quale legge elettorale andranno a votare, ed è certo che la nuova legge elettorale potrà essere impugnata. E’ altrettanto certo che siamo di fronte ad una palese violazione dell’art. 49 della Costituzione e ad un attentato ai diritti civili e politici dei cittadini italiani.

martedì 26 gennaio 2010

Carceri: Nuova interrogazione dei Radicali sulle gravi condizioni del carcere di Sulmona



26 gennaio 2010

La delegazione Radicale nel gruppo parlamentare del Pd alla Camera ha presentato un’interrogazione al Ministro delle Giustizia sulle condizioni del carcere di Sulmona, alla luce delle due visite ispettive tenute da Rita Bernardini – membro della commissione Giustizia e prima firmataria dell’interrogazione – nei giorni 16 e 24 gennaio u.s..
Come rilevato da Rita Bernardini, l’istituto è soggetto a un grave stato di sofferenza per il sovraffollamento e per la carenza di personale, che si ripercuotono sull’intero funzionamento della struttura, mettendo in luce un generale profilo di illegalità rispetto alle norme vigenti. Il forte deficit, a fronte di quanto previsto dalla pianta organica, non riguarda solo la polizia – la cui situazione si appresta tuttavia ad aggravarsi in vista delle elezioni amministrative che vedranno impegnati, e quindi in congedo, ben 45 agenti – ma coinvolge tutte le figure
professionali addette all’assistenza e al trattamento dei detenuti.
Particolari elementi di criticità emergono all’interno della Casa Lavoro, che accoglie ex detenuti che lo Stato ritiene socialmente pericolosi e che scontano misure di sicurezza detentive alternative. Qui, invece, gli internati sono praticamente soggetti a una detenzione vera e propria nonostante la legge preveda per le Case Lavoro strutture ad hoc e un trattamento diverso, oltre al diritto/dovere di lavorare che però a Sulmona è garantito solo a pochi e per poche ore mensili. Tutto ciò fa sì che da tempo le principali organizzazioni sindacali di categoria chiedano la chiusura della Casa lavoro di Sulmona o il trasferimento immediato di almeno cento internati. Inoltre, nonostante l’ordinamento giuridico italiano ed il regolamento penitenziario prevedano che i condannati in via definitiva all’ergastolo debbano scontare la pena in un istituto penale e all’interno di celle singole, a Sulmona alcuni di questi detenuti si trovano spesso a condividere la cella con un’altra persona anche
condannata a pene inferiori.
I deputati Radicali, dunque, chiedono al Ministro della Giustizia di sapere, tra l’altro, se non intenda provvedere all'immediata chiusura della casa di lavoro di Sulmona, o quanto meno, ridurne gli ospiti alla capienza regolamentare prendendo nel contempo le opportune iniziative per rivedere la sua organizzazione e funzionalità; se, più in generale, non ritenga opportuno assumere le opportune iniziative normative volte ad introdurre una maggiore restrizione nell’applicazione delle misure di sicurezza a carattere detentivo, magari sostituendo al criterio della «pericolosità» (ritenuto di dubbio fondamento empirico) quello del «bisogno di trattamento»; quali misure straordinarie intenda adottare al fine di potenziare l’organico degli agenti di polizia e se non ritenga opportuno aumentare l'organico di educatori, psicologi e assistenti sociali in servizio a Sulmona, adeguandolo al numero dei reclusi; se e quali provvedimenti urgenti il Ministro intenda adottare per rendere la condizione di detenzione degli ergastolani conforme alle norme
dell’ordinamento giuridico e penitenziario. Chiarimenti e interventi vengono inoltre richiesti per la drammatica situazione sanitaria che in molti denunciano come assolutamente inadeguata, soprattutto per l'alto numero di casi psichiatrici e di tossicodipendenti.


INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

Al Ministro della Giustizia
Per sapere - Premesso che:

la prima firmataria del presente atto si è recata in visita ispettiva presso il carcere di Sulmona in due occasioni, a distanza ravvicinata una dall’altra: la prima, avvenuta il giorno 16 gennaio, è stata eseguita insieme a Giulio Petrilli, responsabile provinciale del Dipartimento diritti e garanzie del PD; la seconda, svoltasi domenica 24, ha visto la presenza, oltre del citato Petrilli, anche dell’avv. Alessandro Gerardi;

la prima visita è stata guidata dal dott. Stefano Liberatore, vice direttore dell’Istituto, la seconda dal Direttore, Dott. Sergio Romice;

nel corso di entrambe le visite ispettive, protrattesi per diverse ore, sono state verificate, in particolare, le condizioni di detenzione degli internati reclusi nella Casa Lavoro nonché delle persone ristrette nei circuiti Alta Sicurezza 1 e 3 e della Casa di Reclusione che ospita i detenuti condannati in via definitiva;

nella Casa di Lavoro, a fronte di una capienza regolamentare di 75 posti, gli internati presenti sono 196; nel circuito Alta Sicurezza 1, invece, i detenuti presenti sono 37 (18 nel lato “A” e 19 nel lato “B”), mentre nel circuito Alta Sicurezza 3 sono 95 (45 nel lato “A” e 40 nel lato “B”);

più in generale, nella casa di reclusione di Via Lamaccio sono ubicate 490 persone a fronte di una capienza regolamentare di 250 detenuti; mentre dei 346 agenti di polizia penitenziaria previsti in pianta organica, ne sono stati assegnati solo 289, con una carenza quindi di 57 unità; lo stesso discorso vale per gli educatori: 8 sono quelli previsti in pianta organica, ma ne risultano assegnati solo 4;

quanto alla carenza degli agenti, questa diverrà insostenibile se saranno confermate le notizie comunicate all’interrogante secondo le quali più di 50 agenti si candideranno alle elezioni amministrative usufruendo del previsto congedo straordinario di 45 giorni;

da quando gli altri due istituti per internati di Castelfranco Emilia e di Favigliana hanno smesso di svolgere le loro funzioni di recupero sociale, in due anni Sulmona ha visto quadruplicare il numero degli ospiti internati, saliti da 50 a quasi 200, il che ha comportato, nella stessa sezione degli internati, un aumento, nel 2009, delle aggressioni agli agenti di polizia penitenziaria e, nei primi dieci giorni del nuovo anno, un suicidio e numerosi tentati suicidi;

la Casa lavoro di Sulmona accoglie persone che scontano misure di sicurezza detentive alternative al carcere vero e proprio. Si tratta di ex detenuti che lo Stato ritiene socialmente pericolosi, soggetti che secondo la magistratura di sorveglianza una volta liberi potrebbero tornare a delinquere. Soggetti che spesso arrivano da ospedali psichiatrici giudiziari, che hanno un vissuto fatto di alcol e droga, che si trascinano dietro situazioni familiari difficili, che in passato hanno avuto legami con la criminalità organizzata e che in gran parte provengono da Campania, Sicilia, Puglia e Lazio;

la casa di reclusione di Sulmona è strutturata per ospitare al più 75 internati, in celle di nove metri quadrati concepite per una persona. Nel corso del tempo si è arrivati invece a una capienza di duecento internati ristretti a gruppi di tre all’interno di celle ridottissime;

nelle quattro sezioni internati, è in servizio un solo agente per ogni turno di sei o otto ore. In pratica un agente di polizia penitenziaria sovrintende al controllo e alla vigilanza di circa cinquanta internati;

come tutti gli altri detenuti, anche gli internati devono sottostare al regolamento interno: hanno facoltà di passeggio in alcuni momenti della giornata, possono frequentare la sala hobby o la saletta di socialità e il campo sportivo. Nonostante la legge preveda che le Case Lavoro debbano essere adibite all’interno di strutture ad hoc, nel supercarcere di Sulmona gli internati vengono tenuti reclusi all’interno di un penitenziario che accoglie anche i detenuti sottoposti al regime dell'alta sicurezza;

a differenza degli altri detenuti, gli internati che hanno dato prova del loro buon comportamento, hanno la possibilità di ottenere 45 giorni di licenza in un anno e, soprattutto, hanno il diritto e/o l’obbligo di svolgere attività lavorative retribuite e socialmente sostenute. Ciononostante nel penitenziario di Sulmona non c’è lavoro per tutti; tutt’al più si lavora per un massimo di due ore, con buste paga che a volte vanno dai 20 ai 50 euro; ciò anche a causa della Finanziaria 2010 che ha tagliato quasi del 40% i finanziamenti alle attività lavorative svolte dai detenuti e dagli internati. Tutto ciò contrasta con l'articolo 20 della legge 26 luglio 1975, n. 354 - il quale prevede, tra l'altro, che “il lavoro è obbligatorio per i condannati e per i sottoposti alle misure di sicurezza della colonia agricola e della casa lavoro» - sia dal comma 1 dell'articolo 50 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230 - il quale stabilisce che «i condannati e i sottoposti alle misure di sicurezza della colonia agricola e della casa lavoro, che non siano stati ammessi al regime di semilibertà o al lavoro esterno o non siano stati autorizzati a svolgere attività artigianali, intellettuali o artistiche o lavoro a domicilio, per i quali non sia disponibile un lavoro rispondente ai criteri indicati nel sesto comma dell'articolo 20 della legge, sono tenuti a svolgere un'altra attività lavorativa tra quelle organizzate nell'istituto”;

al netto del passeggio e della socialità, gli internati trascorrono il resto del loro tempo stipati e rinchiusi nelle celle, proprio come un detenuto che sta scontando una pena;

quasi i due terzi degli internati ha bisogno dello psichiatra, ciononostante nella struttura in questione presta servizio solo un professionista (operativo per sole 60 ore mensili); peraltro nell’area trattamentale conta gli stessi cinque educatori da venti anni e l’area sanitaria è in forte sofferenza tanto che non riesce a garantire cure adeguate; in pratica il rapporto tra operatori civili e internati è difficoltoso a causa dell'elevato numero di internati nella struttura;

da tempo le principali organizzazioni sindacali di categoria chiedono la chiusura della Casa lavoro di Sulmona o il trasferimento immediato di almeno cento internati;

sul carcere di Sulmona gli interroganti hanno rivolto una lunga e dettagliata interrogazione parlamentare al Ministro della Giustizia (n. 4-03276) chiedendo l’adozione da parte del Governo di alcuni provvedimenti e atti urgenti al fine quantomeno di riportare nella legalità la predetta struttura; ma al predetto atto di sindacato ispettivo, ad oggi, non è stata data alcuna risposta;

pur essendo il tema della riforma della giustizia e delle carceri al centro del dibattito politico, la questione delle case di lavoro continua ad essere ignorata da tutti, sicché occorre richiamare alle proprie responsabilità - anche su questo fronte - i soggetti che sovrintendono al funzionamento delle carceri;

nei circuiti Alta Sicurezza le attività trattamentali finalizzate alla risocializzazione della popolazione detenuta sono carenti: gli educatori in servizio sono appena quattro a fronte di una pianta organica che ne prevede otto; esiste un solo psicologo di ruolo che presta servizio per appena 40 ore mensili; le sale ricreative sono piccole e nessun corso di formazione è stato attivato quest’anno dalla Regione;

pressoché tutti gli ergastolani hanno riferito di non riuscire a incontrare l’educatore e che i tempi della cosiddetta “chiusura della sintesi” sono eccessivamente lunghi; il che molto spesso incide negativamente sulla concessione dei permessi premio;

nonostante l’ordinamento giuridico italiano ed il regolamento penitenziario prevedano che le persone condannate in via definitiva all’ergastolo debbano scontare la propria pena in un istituto penale e all’interno di celle singole; a Sulmona alcuni detenuti con il “fine pena mai” si trovano spesso a condividere la cella con un’altra persona, e molte di queste risultano condannate a pene inferiori;

come riscontrato dalla prima firmataria del presente atto, la sala colloqui del carcere di Sulmona è angusta, piccola ed in pessime condizioni e presenta ancora il muretto-divisorio che non consente adeguati contatti umani tra detenuti e familiari;

tutte le celle, oltre alle sbarre alle finestre, hanno un’ulteriore grata che riduce la luminosità; le docce di alcune sezioni sono a dir poco fatiscenti;

nonostante gli sforzi e la dedizione degli agenti, ad avviso dell’interrogante, con i mezzi messi a disposizione dell’amministrazione penitenziaria e tenuto conto dei tanti circuiti differenziati e del continuo arrivo di nuovi detenuti, è praticamente impossibile svolgere un’adeguata attività trattamentale:-


se sia conforme alle disposizioni normative che nella pratica attuazione la sottoposizione a casa di lavoro, almeno nel caso della struttura di Sulmona, non si differenzi dalla detenzione ordinaria;

se non intenda provvedere all'immediata chiusura della casa di lavoro di Sulmona, o quanto meno, ridurne gli ospiti alla capienza regolamentare prendendo nel contempo le opportune iniziative per rivedere la sua organizzazione e funzionalità;

se, più in generale, non ritenga opportuno assumere le opportune iniziative normative volte ad introdurre una maggiore restrizione dei presupposti applicativi delle misure di sicurezza a carattere detentivo, magari sostituendo al criterio della «pericolosità» (ritenuto di dubbio fondamento empirico) quello del «bisogno di trattamento»;

quali provvedimenti di carattere straordinario intenda adottare, sollecitare e promuovere, al fine di potenziare l’organico degli agenti di polizia penitenziaria assegnati presso la struttura penitenziaria abruzzese, ciò soprattutto in vista delle prossime elezioni comunali, quando si prevede che decine di agenti verranno posti in congedo straordinario per 45 giorni;

se il Ministro non intenda adottare gli opportuni provvedimenti al fine di aumentare l'organico degli educatori, degli psicologi e degli assistenti sociali in servizio presso il predetto istituto di pena, in modo da rendere lo stesso adeguato al numero delle persone recluse;

se e quali provvedimenti urgenti intenda adottare al fine di rendere le condizione di detenzione delle persone condannate all’ergastolo recluse all’interno dei circuiti Alta Sicurezza e Penale conforme alle norme e ai principi dell’ordinamento giuridico italiano e dell’ordinamento penitenziario;


se non ritenga di dover urgentemente disporre il completo rifacimento della vetusta ed obsoleta sala-colloqui presente nell'istituto di pena in questione in modo da garantire un miglior contatto umano tra detenuti e familiari.

domenica 17 gennaio 2010

LA MOZIONE RADICALE SULLE CARCERI: LA PARTE APPROVATA



presentata il 19 novembre, discussa e votata il 12 gennaio, approvata parzialmente


La Camera dei Deputati ha approvato, nella seduta del 12 gennaio, l'intera premessa della Mozione (v. testo completo).

Inoltre, sono stati approvati i seguenti punti che impegnano il Governo:

a) la riduzione dei tempi di custodia cautelare, perlomeno per i reati meno gravi, nonché del potere della magistratura nell'applicazione delle misure cautelari personali a casi tassativamente previsti dal legislatore, previa modifica dell'articolo 280 del codice di procedura penale;
b) l'introduzione di meccanismi in grado di garantire una reale ed efficace protezione, del principio di umanizzazione della pena e del suo fine rieducativo, assicurando al detenuto un'adeguata tutela giurisdizionale nei confronti degli atti dell'amministrazione penitenziaria lesivi dei suoi diritti;
[…]

d) il rafforzamento sia degli strumenti alternativi al carcere previsti dalla cosiddetta legge «Gozzini», da applicare direttamente anche nella fase di cognizione, sia delle sanzioni penali alternative alla detenzione intramuraria, a partire dall'estensione dell'istituto della messa alla prova, previsto dall'ordinamento minorile, anche al procedimento penale ordinario;

e) l'applicazione della detenzione domiciliare, quale strumento centrale nell'esecuzione penale relativa a condanne di minore gravità, anche attraverso l'attivazione di serie ed efficaci misure di controllo a distanza dei detenuti;


f) l'istituzione di centri di accoglienza per le pene alternative degli extra-comunitari, quale strumento per favorirne l'integrazione ed il reinserimento sociale e quindi ridurre il rischio di recidiva;


g) la creazione di istituti «a custodia attenuata» per tossicodipendenti, realizzabili in tempi relativamente brevi anche ricorrendo a forme di convenzioni e intese con il settore privato e del volontariato che già si occupa dei soggetti in trattamento;

h) la piena attuazione del principio della territorialità della pena previsto dall'ordinamento penitenziario, in modo da poter esercitare al meglio tutte quelle attività di sostegno e trattamento del detenuto che richiedono relazioni stabili e assidue tra quest'ultimo, i propri familiari e i servizi territoriali della regione di residenza; 
[…]

n) l'adeguamento degli organici del personale penitenziario ed amministrativo, nonché dei medici, degli infermieri, degli assistenti sociali, degli educatori e degli psicologi, non solo per ciò che concerne la loro consistenza numerica, ma anche per ciò che riguarda la promozione di qualificazioni professionali atte a facilitare il reinserimento sociale dei detenuti;


o) il miglioramento del servizio sanitario penitenziario, dando seguito alla riforma della medicina penitenziaria già avviata con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1o aprile 2008, in modo che la stessa possa trovare, finalmente, effettiva e concreta applicazione;

p) l'applicazione concreta della legge 22 giugno 2000, n. 193 (cosiddetta legge Smuraglia), anche incentivando la trasformazione degli istituti penitenziari, da meri contenitori di persone senza alcun impegno ed in condizioni di permanente inerzia, in soggetti economici capaci di stare sul mercato e, come tali, anche capaci di ritrovare sul mercato stesso le risorse necessarie per operare, riducendo gli oneri a carico dello Stato e, quindi, della collettività;


q) l'esclusione dal circuito carcerario delle donne con i loro bambini;
[…]

u) una forte spinta all'attività di valutazione e finanziamento dei progetti di reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti, nonché di aiuti alle loro famiglie, prevista dalla legge istitutiva della Cassa delle ammende;

GIUSTIZIA, BERNARDINI: SULLA MAGISTRATURA ONORARIA IL GOVERNO SI APPRESTA A VARARE UNA CONTRORIFORMA?


14 gennaio 2010

Dichiarazione di Rita Bernardini, deputata radicale eletta nelle liste del PD, membro della Commissione Giustizia della Camera, prima firmataria di un’interpellanza del Gruppo del PD sulla riforma della magistratura onoraria

Nella sua risposta all’interpellanza sulla Magistratura Onoraria, il Governo ha oggi confermato di aver predisposto uno schema di disegno di legge per la revisione organica della disciplina della magistratura onoraria lungo tre direttrici fondamentali: la predisposizione di uno statuto unico della magistratura onoraria; la rideterminazione del ruolo e delle funzioni dei giudici onorari di tribunale; la riorganizzazione dell'ufficio del giudice di pace. Stando così le cose, si tratta di una vera e propria controriforma, simile alla disciplina già contenuta nella cosiddetta legge Carotti, salvo - unica novità - la previsione di norme ancora più afflittive nei confronti dei magistrati onorari già privi di ogni garanzia giuslavoristica. Occorre pensare all’introduzione di una soluzione a regime diversa da quella contenuta nel disegno di legge governativo e che preveda nuove modalità di accesso e di retribuzione e che tenga conto anche della previdenza. Un sistema razionale dovrebbe infatti prevedere, come necessariamente propedeutico, l'esercizio delle attuali funzioni onorarie in vista dell'ingresso nella magistratura di carriera, alla quale invece si accede attraverso un concorso puramente teorico e di massa, privo di qualsiasi esperienza lavorativa e di vita. Inoltre deve essere riconosciuto ai magistrati onorari il diritto ad una retribuzione equa e proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro da essi svolto. Deve essere riconosciuto loro il diritto alla malattia, alla previdenza, alle ferie pagate, alla maternità.
Né si può dimenticare che senza la Magistratura Onoraria, la già sfasciata giustizia italiana avrebbe dichiarato bancarotta: non solo i nostri uffici giudiziari chiuderebbero immediatamente, ma raddoppierebbe all’istante sia il numero annuale delle prescrizioni, sia il numero (già di per sé elevatissimo) delle condanne inferte all’Italia dalla Corte europea di Strasburgo per la lentezza dei nostri processi.
Da parte nostra, ci auguriamo due cose: la prima, è che il Ministro della Giustizia (al quale va comunque riconosciuto il merito di aver deciso di affrontare il complesso e difficile nodo della riorganizzazione del ruolo e delle funzioni della magistratura onoraria) non voglia sottrarsi al confronto parlamentare con l’opposizione presentandoci un disegno di legge blindato e praticamente inemendabile. La seconda – e qui esprimo il parere della delegazione radicale all’interno del Gruppo del PD – è che il Governo inizi da subito a ripianare il vuoto di organici della Magistratura Ordinaria esigendo l’immediato rientro nei ranghi dell’ordine giudiziario dei cosiddetti “magistrati fuori ruolo”, cioè coloro che non esercitano il lavoro per il quale sono pagati, ma che bazzicano nei ministeri a scrivere leggi e a fare pressioni pro domo loro, vanificando il principio costituzionale della separazione dei poteri.

martedì 22 dicembre 2009

Caso Stefano Cucchi: la versione integrale dell'inchiesta amministrativa del Dap sul decesso pubblicata per decisione dei Radicali su www.radicali.it



• Dichiarazione di Rita Bernardini, membro della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati

Nella giornata di ieri, a distanza di molti giorni dalla richiesta da me avanzata, i membri della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati hanno avuto a disposizione il testo integrale dell’inchiesta amministrativa sul decesso di Stefano Cucchi, realizzata per conto del DAP, dal dott. Sebastiano Ardita responsabile della Direzione Generale dei Detenuti e del Trattamento.

Assumendomene completamente la responsabilità - non essendo del resto l’importante documento secretato - ho deciso di renderlo pubblico attraverso i siti www.radioradicale.it, www.nessunotocchicaino.it, www.ristretti.it, www.innocentievasioni.net, www.associazioneantigone.it, www.radiocarcere.it, www.radicali.it, www.detenutoignoto.blogspot.com, www.cnrmedia.com i cui responsabili si sono dichiarati completamente d’accordo a portarlo alla conoscenza dei cittadini.

Penso che le dichiarazioni fatte all’epoca della conclusione delle indagini da parte del Capo del DAP Franco Ionta debbano essere oggi rivisitate alla luce della lettura integrale dell’inchiesta, scrupolosa e professionalmente ineccepibile, del magistrato Sebastiano Ardita.

a questo link il documento completo

martedì 8 dicembre 2009

CIE, BERNARDINI: PONTE GALERIA, LAGER DEI NOSTRI TEMPI. INTERROGAZIONE URGENTE


5 dicembre 2009

Dichiarazione di Rita Bernardini, deputato radicale eletto nelle liste del PD, membro della Commissione Giustizia della Camera

In previsione della visita ispettiva di massa che si svolgerà, in occasione del Ponte dell’Immacolata, presso tutti i Centri di Identificazione ed Espulsione, i Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo e i Centri di Accoglienza per immigrati sparsi sul territorio nazionale, stanno già pervenendo i primi questionari compilati, nella parte di loro competenza, dai responsabili preposti alla loro amministrazione e gestione.

Tra questi si segnala – a causa dei dati particolarmente allarmanti in esso contenuti - quello relativo al CIE di Ponte Galeria gestito dalla Prefettura di Roma, struttura che attualmente contiene 300 immigrati, 229 dei quali colpevoli di essere stati trovati privi del permesso di soggiorno, situazione che secondo le stime della CGIL riguarda circa un milione di stranieri presenti sul nostro territorio. Tra gli stranieri trattenuti nella struttura romana, 200 risultano essere tossicodipendenti (di cui 80 sottoposti a trattamento metadonico), 10 sieropositivi, 4 tubercolotici e 30 affetti da altre patologie infettive. Per questa umanità sofferente di 300 persone, private di tutto, ristrette in un Centro che è peggio di una galera, c’è un solo mediatore linguistico culturale, un solo psicologo, un solo assistente sociale e nessun assistente legale. Il sovraffollamento, la mancanza del personale e gli effetti che le nuove norme in tema di immigrazione stanno creando, soprattutto quella che prevede, anche retroattivamente, un periodo mas simo di permanenza nel CIE di 180 giorni, stanno trasformando il Centro di Ponte Galeria in un vero e proprio lager dei nostri tempi. Per questi motivi ho presentato un’interrogazione urgente al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell’Interno e al Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali per sapere se all’interno di questa struttura siano garantiti i diritti fondamentali della persona; quali misure siano state adottate per la cura, l’assistenza sanitaria e psicologica dei 200 immigrati tossicodipendenti e, in particolare delle 10 persone sieropositive; quali misure igienico-sanitarie siano state prese nei confronti dei 34 immigrati portatori di malattie infettive anche al fine di prevenire l’eventuale diffusione dei focolai infettivi; se negli ultimi due anni si siano verificati rimpatri di immigrati affetti da tubercolosi senza che sia stato ultimato il protocollo terapeutico previsto per questa patologia; se il Governo intenda provvedere all’immediato adeguamento dell’organico dei mediatori culturali, degli psicologi, degli assistenti sociali operanti all’interno di questo Centro e se non ritenga di doverne disporre con urgenza il trasferimento della sede in una struttura più idonea e vivibile.

venerdì 4 dicembre 2009

Carceri: Radicali sospendono lo sciopero della fame e ringraziano Franceschini. "Ora dalle parole si passi ai fatti."

Apprendiamo con molta soddisfazione la notizia dell’iniziativa del Capogruppo PD alla Camera dei deputati Dario Franceschini che stamane ha inviato una lettera al Presidente della Camera Gianfranco Fini nella quale preannuncia la richiesta da parte del Gruppo PD di inserire nel calendario dei lavori dell’Assemblea del mese di gennaio, l’esame delle mozioni concernenti la grave situazione di vita nelle carceri italiane.
Lo afferma Rita Bernardini anche a nome di coloro che assieme a lei hanno condotto per 16 giorni uno sciopero della fame per la calendarizzazione della mozione sulle carceri che ha raccolto le firme di 89 deputati appartenenti a diversi gruppi parlamentari.
“Con Irene Testa, Claudia Sterzi, Annarita Di Giorgio, Riccardo Magi, Luisa Simeoni, Donatella Trevisan e Donatella Corleo, abbiamo condotto questa prima parte della lotta nonviolenta, che oggi decidiamo di sospendere, per il ripristino della legalità e della dignità nelle carceri italiane. Il dialogo nonviolento ha, ancora una volta, dato i suoi risultati. Ne siamo convinti: le armi della nonviolenza sono davvero le uniche efficaci contro le illegalità protratte dello Stato nei confronti di tutta la comunità penitenziaria. Ora si tratterà di vigilare a che dalle parole si passi ai fatti e alle soluzioni che non possono più essere rimandate.
Anche queste sono le ore scandite dalle morti in carcere; un detenuto è morto all’Ucciardone e due a Secondigliano. Sono 168 dall’inizio dell’anno di cui 66 suicidi: questo stillicidio di vite che se ne vanno impongono a tutta la classe politica di mobilitarsi e di agire per rendere le carceri – come afferma Franceschini nella sua lettera a Fini – degne di un paese civile.

mercoledì 25 novembre 2009

MORTE ALDO BIANZINO, BERNARDINI: RINVIO A GIUDIZIO AGENTE DI CUSTODIA DIMOSTRA CHE SI CERCA LA VERITÀ



LA TRAGEDIA UMANA NON POTRÀ ESSERE PIÙ NASCOSTA. L'11 DICEMBRE CON MARCO PANNELLA, SAREMO A PERUGIA

25 novembre 2009

Dichiarazione di Rita Bernardini, deputata radicale – Pd:
Oggi al processo che si è tenuto a Perugia sulla vicenda riguardante la morte di Aldo Bianzino, avvenuta la notte del 14 ottobre 2007 nel carcere di Capanne di Perugia, è stato deciso il rinvio a giudizio dell’agente di custodia accusato di non avere chiamato i soccorsi nonostante i solleciti e la richiesta di aiuto proveniente dalla cella. I reati sono quelli di omissione di soccorso, omissione in atti di ufficio e falso. Il processo a suo carico inizierà il 28 giugno 2010. Il Giudice ha anche accolto al richiesta di costituzione di parte civile dell’Associazione ‘Verità per Aldo’.
Non possiamo che esprimere tutta la nostra soddisfazione perché questa decisione dimostra che si vuole cercare la verità su un terribile episodio che ha causato alla famiglia Bianzino altri drammi. Rudra Bianzino, il figlio di Aldo, che oggi ha 16 anni, è rimasto solo. La nonna morì pochi mesi dopo la morte di Aldo e, la madre, è morta pochi mesi fa di dolore.
Sulla richiesta di archiviazione fatta dal Pm della Procura di Perugia è stata presentata una seconda istanza di opposizione dalla famiglia di Aldo Bianzino e l’udienza che dovrà esaminare la richiesta è fissata per l’11 dicembre prossimo. Quel giorno anche noi saremo a Perugia con Marco Pannella, parlamentari e dirigenti radicali.

domenica 22 novembre 2009

Iniziative Radicali in corso. Sostienici

Carceri: sciopero della fame. Depositata mozione parlamentare sulla insostenibile situazione delle carceri


La mozione sulle carceri, promossa dalla delegazione radicale nel gruppo parlamentare del PD: Qui il testo della mozione


Lettera ai carcerati. Sosteneteci.


www.radicali.it

Lettera ai carcerati: Sosteneteci


pubblicata su "Il Manifesto" di Rita Bernardini


Caro Detenuto Ignoto,

vorrei con tutta me stessa raggiungerti in queste ore per consegnarti un messaggio di Marco Pannella. Vedi, già da molti anni fa, quando gli si avvicinava un tossicodipendente per stringergli la mano, abbracciarlo e chiedergli qualche lira per farsi, Marco, nell’assecondare quella sua richiesta di sballo (necessario, impellente), lo invitava in amicizia a rimandare quell’iniezione vitale (e a volte letale) magari solo per una notte. Ne sono sicura: in molti gli hanno dato retta, solo perché glielo aveva chiesto lui, cioè colui che nelle lettere che mi arrivano dal carcere viene definito “il leone Marco”.

Ecco, il messaggio che vorrei consegnarti, è di trasformare quel dolore tremendo e apparentemente inconsolabile che senti dentro di te, in lotta nonviolenta, in forza della ragione che non può prima o poi non essere compresa e condivisa. Già perché tu, caro Detenuto Ignoto, che probabilmente (non sicuramente) hai avuto il torto di violare la legge, ora, mentre sei rinchiuso in una cella di una galera italiana, hai dalla tua parte la ragione della legge.

Quando il Ministro della “Giustizia” Angelino Alfano arriva a definire le carceri italiane “incostituzionali”, ammette che lo Stato tradisce la sua legge fondamentale. E ciò è accaduto negli anni, qualsiasi colore politico abbia governato questo nostro Paese, e continua ad accadere in un quadro sempre più folle, perché solo tale riesce a manifestarsi quando se ne smarrisce il lume delle regole. E perciò folle e vana, come tu probabilmente già la consideri, si rivela la tutela della legge dove la legge è ridotta a fantasma, il tentativo di recuperare il detenuto alla legalità, laddove la legalità è smarrita.


Perciò, se ti trovi insieme ad altri ammassato in una cella, rinchiuso là dentro per 20 o 22 ore al giorno, senza poter lavorare, studiare o svolgere una qualsiasi altra attività che non sia quella abbrutente di guardare la televisione, se sei malato e non ti curano, se non riesci a parlare con gli educatori, se vivi lontano dal tuo luogo di residenza, se sei tossicodipendente... tu hai ragione e lo Stato torto! Perché l’art. 27 della nostra Costituzione appartiene a tutti i cittadini e anche a te, come anche e soprattutto a te appartiene la possibilità di lottare per i tuoi diritti, con le armi, le uniche, le sole davvero efficaci, della nonviolenza.

Da tre giorni con i miei compagni radicali Irene Testa (è lei che ha ispirato questa mia lettera con la sua Associazione il Detenuto Ignoto), Claudia Sterzi, Alessandro Litta Modignani e Annarita Di Giorgio, sto conducendo uno sciopero della fame per la calendarizzazione di una mozione sulle carceri che la delegazione radicale alla Camera ha già depositato e che sta raccogliendo le firme di deputati di ogni orientamento politico.

Con noi, e ne siamo orgogliosi, c'è anche Francesco Morelli di Ristretti Orizzonti, una rivista, un sito online, un luogo d'azione che da anni riesce a dar voce ai frequentatori di quel luogo oscuro che è la galera. Voce e parola a tutta la comunità penitenziaria.

Noi abbiamo bisogno di te del tuo sostegno. Vorremmo che la tua giustificata RIVOLTA interiore si traduca in azione nonviolenta con l’annuncio di alcuni giorni di sciopero della fame. Scrivici! Abbiamo bisogno del tuo nome, dei tuoi connotati per dare senso a questa lotta, affinché tu non sia più il Detenuto Ignoto, ma una persona con nome e cognome, che decide nelle sue giornate tremende di non lasciarsi sopraffare dal dolore e dalla disperazione; per divenire capace di un sorriso che può cambiare le cose, cambiarti, cambiarci, cambiarLI.

mercoledì 18 novembre 2009

Carceri, Bernardini: suicidio di un diciassettenne marocchino. I Radicali depositano una mozione parlamentare sull'insostenibile situazione carceraria


Dalla mezzanotte di oggi, sciopero della fame


Dichiarazione di Rita Bernardini, membro della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati

Ristretti Orizzonti ci dà oggi la notizia dell’ennesimo suicidio in carcere. Questa volta si tratta di un minorenne, diciassette anni, marocchino che si è impiccato ieri pomeriggio con un lenzuolo nella doccia del carcere minorile di Firenze . Era dentro per dal 3 agosto tentato furto, in attesa di giudizio. Giustamente, Ristretti Orizzonti si chiede se era proprio necessaria la misura della detenzione in galera o se non fosse stato più giusto e intelligente applicare nei suoi confronti una misura cautelare meno afflittiva rispetto al carcere.

Non vorrei che questa tragica notizia passasse sotto silenzio come è accaduto per altri stranieri che si sono tolti la vita nelle patrie galere. Nella stragrande maggioranza dei casi sono proprio gli extracomunitari e i romeni ad essere letteralmente abbandonati: per loro non c’è un adeguato diritto di difesa perché sono poveri, non ci sono quasi mai misure alternative al carcere perché spesso non hanno nemmeno un’abitazione dove scontare gli arresti domiciliari, sono allontanati dai luoghi dei loro affetti familiari perché per loro è più facile essere oggetto di “sfollamenti” dalle carceri del centro-nord a quelle del sud.

Come deputati radicali eletti nelle liste del PD depositeremo nelle prossime ore una mozione di indirizzo al Governo sulla drammatica situazione delle carceri che sarà sottoposta alla firma di tutti gli schieramenti politici. Crediamo che sia uno strumento di “governo” per invertire la rotta illegale e senza speranza che ogni giorno di più prende la gestione degli istituti penitenziari, con il carico di sofferenza e di abbandono in cui vive tutta la comunità penitenziaria, detenuti, direttori, agenti, educatori, medici e infermieri, psicologi e assistenti sociali.

Per gli obiettivi proposti in mozione inizierò dalla mezzanotte di oggi uno sciopero della fame, chiedendo a tutta la comunità penitenziaria di lottare insieme: non c’è bisogno di protesta, ma di proposta per dare uno sbocco nonviolento, intelligente e ragionevole alla rivolta che sentiamo dentro di noi quando le leggi fondamentali dei diritti umani sono ignorate e calpestate. Lo stanno facendo da giorni, su altri fronti dei diritti umani ai quali mi unisco anch’io, Maria Antonietta Farina Coscioni assieme a centinaia di malati gravissimi, e Maurizio Turco sul fronte dei diritti delle vittime del dovere e dello Stato e contro la proroga della rappresentanza militare.

Caso Cucchi, Bernardini: Soddisfazione per affidamento inchiesta Dap a Sebastiano Ardita

Dichiarazione di Rita Bernardini, deputata radicale-Pd, componente della Commissione Giustizia

Plaudo al fatto che il Capo del Dap Franco Ionta abbia affidato al dott. Sebastiano Ardita l'indagine interna dell'amministrazione per far luce sulle responsabilità della morte di Stefano Cucchi.
Il consigliere Ardita, oltre ad essere profondo conoscitore della situazione carceraria italiana, e' esperto dei problemi derivanti dalle relazioni, non certo facili, tra lo stato di tossicodipendenza e il carcere. Inoltre e' persona dotata di una grande capacita' di ascolto (e di comprensione): qualità, a mio avviso, indispensabili per un'inchiesta così delicata e importante.

venerdì 6 novembre 2009

CARCERI, BERNARDINI: MUORE UN ALTRO DETENUTO. TUNISINO, 27 ANNI, È DECEDUTO DUE GIORNI FA NEL CARCERE DI PIACENZA. SUICIDIO?


E' SICURO IL MINISTRO ALFANO CHE NON SIA UTILE UN'INDAGINE CONOSCITIVA SUI DECESSI IN CARCERE?

6 novembre 2009

Dichiarazione di Rita Bernardini, deputata radicale in Commissione Giustizia
Un detenuto tunisino di 27 anni è morto l’altro ieri alle ore 22.20 nella Casa Circondariale di Piacenza. Era da solo in cella perché il suo compagno di detenzione aveva chiesto e ottenuto di essere spostato. Un agente lo ha trovato steso per terra e a nulla è valso l’utilizzo del defibrillatore per soccorrerlo. Si sospetta abbia usato il gas di una bomboletta. Suicidio?
Ieri il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, rispondendo all’interrogazione radicale sul decesso di Stefano Cucchi, ha detto che non si vede l’utilità di un’indagine conoscitiva sui decessi in carcere perché “da sempre” l’Amministrazione se ne occupa. Questa risposta ci dà una ragione in più per chiedere ufficialmente, come delegazione radicale nel gruppo del PD, un’indagine conoscitiva secondo quanto previsto da regolamento della Camera.

mercoledì 4 novembre 2009

VICENDA CORDOPATRI, BERNARDINI: IL CONSIGLIO DI STATO DÀ RAGIONE ALLA TESTIMONE DI GIUSTIZIA E TORTO AL SOTTOSEGRETARIO MANTOVANO.



INSISTIAMO: SULLA CRIMINALITÀ MAFIOSA IL GOVERNO SI CONTRADDICE
Dichiarazione di Rita Bernardini, deputata radicale, membro della Commissione Giustizia della Camera

Come ampiamente previsto, il Consiglio di Stato ha definitivamente annullato il provvedimento di revoca del 18 febbraio 2003 con il quale la testimone di giustizia Maria Giuseppina Cordopatri era stata privata dal Ministro dell’Interno dello speciale programma di protezione. Non più tardi di qualche mese fa, ossia molto tempo prima che intervenisse questo provvedimento del massimo organo della giustizia amministrativa, mi ero rivolta pubblicamente al Ministro Maroni, anche nelle sedi opportune tramite una dettagliata interrogazione parlamentare (n. 4-03322), chiedendogli di intervenire al più presto affinché venisse assicurata alla baronessa Cordopatri la necessaria protezione in previsione degli importanti processi nei quali la stessa sarebbe stata chiamata a deporre. Quel mio appello cadde purtroppo nel vuoto, tanto è vero che il Governo, nella persona del sottosegretario Mantovano, ha costretto una cittadina, testimone in importanti inchieste e quindi minacciata dalla mafia ed in pericolo di vita, a vivere per lunghi ed interminabili mesi in condizioni proibitive, barricata in casa e senza potersi muovere né uscire all’aperto, proprio come una reclusa. E’ sconsolante dirlo, ma il trattamento riservato alla baronessa Cordopatri, abbandonata al proprio destino e privata della scorta e di ogni forma di protezione, è in netto contrasto con i proclami del Governo contro la criminalità di stampo mafioso; criminalità che si dice di voler sconfiggere a colpi di violazioni dei diritti umani fondamentali, come nel caso dell’ulteriore indurimento del 41-bis, vera forma di tortura che getta nell’immondizia la credibilità dello Stato di diritto.

Indulto: la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità.

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